STELVIO AZZURRO PER GAIA PALAMARA

In questi giorni la nostra Gaia Palamara è allo Stelvio per un raduno del gruppo azzurro degli Osservati. Per la ragazza veronese si tratta di un’ulteriore bella occasione di crescita e confronto, oltre che di preparazione in vista della stagione 2020-2021 che è sempre più vicina. Per questo raduno, che si chiuderà mercoledì, 30 settembre, il direttore tecnico giovanile Massimo Carca ha convocato undici donne e quindici uomini.

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FRIULINTAGLI RINNOVA LA SPONSORIZZAZIONE CON LO SCI CLUB DRUSCIE’

Con grande piacere siamo a comunicare che, nei giorni scorsi il CEO Inaco Maccan di FRIULINTAGLI e il Presidente dello Sci Club Druscie’ Flavio Alberti, hanno firmato il rinnovo della sponsorizzazione per la prossima stagione.

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Le storie trasformano sempre il tempo e lo spazio. In 50 anni siamo passati da piccola azienda individuale a società per azioni con oltre 2.300 dipendenti. Abbiamo raggiunto l’Europa e poi il mondo partendo dall’Italia. Ma nella nostra evoluzione, per quanto rapida, qualcosa è rimasto immutabile: la solidità del family business e l’identità forte del Made in Italy. Guardiamo al futuro senza perdere le nostre radici.

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DRUSCIÈ GOLF RACE, LA FIRMA DI JACOPO DIMAI

Una bella domenica di agonismo, anche senza neve, per lo Sci club Druscié. Al Cortina Golf si è disputato oggi, 6 settembre, il Trofeo Golf Race Sci club Drusciè, evento promozionale 9 buche che ha visto un’ottima partecipazione, nonostante le note limitazioni imposte dal periodo caratterizzato dall’emergenza sanitaria legata al Covid-19. Presenti tanti protagonisti dello sci ampezzano e non solo, tra i quali Giovanni Dibona e Bruno Alberti, e alcuni giocatori del Cortina Hockey. A mettere d’accordo tutti è stato Jacopo Dimai (in foto premiato dal nostro presidente Flavio Alberti) che nella graduatoria assoluta ha preceduto Ernesto De Mattia ed Edoardo Zardini. A completare la top five Alessandro Passali ed Alberto Ghezze. Nelle singole categorie, successi di Ernesto De Mattia (categoria 1), Flavio Alberti (2), Massimiliano Passali (3), Renata Steffè (Donne) e Alex Alverà (Seniores).

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ECCO STEFANO BARUFFALDI!

A vestire la tuta dello Sci club Druscié nella stagione 2020-2021 ci sarà anche Stefano Baruffaldi. L’atleta lombardo, classe 1992, ha firmato nei giorni scorsi e inizia così una nuova avventura con la nostra società. Con un obiettivo ben preciso per l’inizio di stagione: essere al via dell’opening di Coppa del Mondo a Sölden il prossimo 18 ottobre.

«Sì, nel mirino c’è ritornare a gareggiare in Coppa del Mondo e farlo nel gigante della località tirolese» dice il ragazzo di Dervio, fino alla scorsa stagione in tuta Fiamme Gialle, 71.mo nella ranking mondiale della specialità. «Sono grato al presidente Flavi Alberti e determinato nel lavorare a fondo per raggiungere l’obiettivo. Oltre a tanto lavoro a secco, nelle scorse settimane ho svolto due sedute sugli sci, allo Stelvio e a Saas Fee. Voglio prendermi qualche bella soddisfazione e qualche rivincita».

«Avere con noi Stefano Baruffaldi è per noi motivo di grande soddisfazione» dice il presidente del Druscié, Flavio Alberti. «Con lui, il nostro club potrebbe raggiungere un traguardo storico, quello di essere al cancelletto di partenza di una gara di Coppa del Mondo. Ma non solo: Stefano, con la sua esperienza e determinazione potrà essere un riferimento importante per la crescita dei nostri ragazzi».

FRANCESCA BETTINELLI, LA REGISTA DEL DRUSCIÉ

Il 16.mo appuntamento de #ildrusciesiracconta lo dedichiamo alla “cabina di regia” della nostra società, ovvero la segreteria. Microfono, dunque, a Francesca Bettinelli.

Francesca buongiorno. Possiamo paragonare il tuo ufficio a una cabina di regia?

«Sì, perché la segreteria segue l’ambito amministrativo, quello contabile e quello logistico. Naturalmente anche tutto ciò che ruota attorno alle iscrizioni alle gare e all’organizzazione degli eventi. E poi il supporto all’attività degli allenatori».

Un lavoro molto vario, indubbiamente.

«Vario e senza sosta. Lavoriamo dodici mesi all’anno. L’ufficio rimane chiuso solamente due settimane».

Quali sono i periodi di maggiore intensità?

«Per quanto riguarda il front office, e quindi il rapporto con i soci e il lavoro per le gare, il periodo di tempo che va da dicembre ad aprile. Il lavoro di back office, magari meno visibile ma fondamentale per gettare le basi della stagione successiva, quello che da da maggio-giugno a settembre-ottobre».

I successi dei ragazzi e della ragazze del Druscié li senti anche un po’ tuoi?

«Sicuramente sì. Mi piace pensare al mio lavoro come al primo anello di una lunga catena».

Quale la soddisfazione più grande?

«Lavoro qui dal 2014 e la soddisfazione più importante è aver visto la crescita del club, sia come numero di soci sia come numero di atleti e qualità dell’attività. Negli ultimi due tre anni la crescita è stata esponenziale. Belle soddisfazioni sono anche quelle a livello personale: questo posto di lavoro mi ha aiutata a crescere, ho imparato un nuovo modo di lavorare».

FREESKI: LO SCI E LA MONTAGNA A 360 GRADI. IL PUNTO DI ALICE MARES E YURI SACCHET

15.mo appuntamento de #ildrusciesiracconta, la serie di interviste dedicate ai tecnici della nostra società. Protagonisti sono Alice Mares e Yuri Sacchet, del progetto Freeski.

«Il progetto Freeski è nato alcuni fa da un’idea di Flavio Alberti che, da grande visionario, ha intravisto la possibilità di creare una collaborazione tra sci club Drusciè e Scuola sci Cortina» spiegano Alice e Yuri. «A Cortina non esisteva nulla di simile, oggi invece sono diversi quelli che ci copiano e tentano di creare un prodotto simile».

A chi si rivolge in particolare?
«Questo servizio è rivolto a ragazzi e ragazze dagli 8 ai 18 anni e risponde alle esigenze di quanti cercano continuità nella pratica dello sci sotto l’attenta guida di professionisti ma non hanno la possibilità di seguire un percorso agonistico in seno ad uno sci club. Oppure talvolta può fungere da sorta di “bacino di decantazione” per i nostri giovanissimi i quali, al contrario, possono migrare nelle fila dello Sci club Drusciè e intraprendere la via delle gare».

I numeri vi stanno dando ragione …
«Dopo sei anni, il progetto dello JuniorTeam/Freeski è in continua crescita, e il numero degli iscritti è in aumento. Nella stagione 2019/2020 gli allievi che sono transitati nel Freeski sono stati all’incirca 130. Numeri importanti, certo. Proprio per questo, per mantenere un livello qualitativo elevato il numero di aderenti è controllato. Il livello tecnico dei partecipanti è molto alto ed equilibrato, per questo riusciamo a costituire gruppi omogenei in base all’età e alle varie esigenze. Il team di tecnici è affiatato e assolutamente coordinato: prima e durante la stagione sono svariati i confronti tra questi e vertono sulla pianificazione del lavoro e dell’organizzazione operativa».

Quali gli obbiettivi specifici del progetto Freeski?
«Sono molteplici: naturalmente il miglioramento della tecnica, nelle varie tecniche e specialità, ma anche far conoscere il territorio e il terreno sul quale ci esprimiamo, la neve e la montagna. Ancora, mantenere vivo l’interesse anche nei più “grandicelli” i quali, di norma, sono soggetti a distrazioni “adolescenziali” da una certa età in su. Nella pratica ciò si traduce in una serie di attività diversificate che vanno dal freeride al freestyle, dal telemark all’allenamento tra i pali».

Tante proposte presuppongono anche un numero di tecnici molto elevato e specializzato.
«Sì. E infatti tra di noi ci sono guide alpine, istruttori di telemark, allenatori e specializzati nel freestyle. Ognuno contribuisce a proprio modo trasmettendo, oltre alla tecnica, il rispetto e la passione per la montagna ai propri allievi».

Dove volete arrivare?
«Guardando avanti siamo consapevoli di dover continuare ad innovare. Nell’immediato c’è l’incognita post Covid19 ma noi vogliamo essere ottimisti e propositivi. Per la prossima stagione abbiamo in programma delle piccole novità che arricchiranno ulteriormente questo fantastico progetto. Quali sono? Per ora non si può dire… è una sorpresa»


REPLAY RINNOVA LA SPONSORIZZAZIONE ALLO SCI CLUB DRUSCIE’

Con grande piacere vi informiamo che il 29 luglio 2020 Matteo Sinigaglia in qualità di CEO di REPLAY ed il nostro presidente Flavio Alberti hanno siglato l’accordo di sponsorizzazione per la stagione 2020-2021.

IL GRUPPO FASHION BOX S.P.A./REPLAY
Fondata nel 1981 e situata ad Asolo (Treviso) Fashion Box S.P.A è sinonimo di standard elevati nel settore del denim da quasi 40 anni.
Fin dalla sua fondazione, Fashion Box ha sviluppato e rispettato la sua strategia chiave: visione del prodotto, espansione in nuovi mercati e attento controllo della rete di distribuzione.

Un tocco innovativo, il caratteristico design italiano e la superba qualità dei suoi prodotti, sono sempre stati i tre cardini della filosofia di Replay. Oltre a capacità e competenze distintive, questo ha reso il gruppo italiano un player di spicco nell’arena internazionale del premium denim e casualwear.
La combinazione Fashion Box di vasta esperienza e know-how avanzato, insieme a una ricerca approfondita di uno stile distintivo che utilizza tecniche sofisticate, costituisce il valore intrinseco dei suoi capi e, pertanto, gran parte degli investimenti del Gruppo è focalizzata sulla ricerca stilistica e sull’innovazione del prodotto tanto quanto sullo sviluppo della tecnologia applicata con una forte impronta eco-sostenibile e rispetto dell’ambiente.

Commerciando con i marchi REPLAY, REPLAY & SONS e WE ARE REPLAY, il gruppo italiano crea, promuove e distribuisce abbigliamento casual, accessori e calzature per uomo, donna e bambino.

https://www.replayjeans.com/it

LUCA LACEDELLI E L’INFINITA PASSIONE DEI MASTER

14.mo appuntamento de #ildrusciesiracconta, la serie di interviste dedicate ai tecnici della nostra società. Protagonista è Luca Lacedelli, allenatore di terzo livello, tecnico dalla notevole esperienza che da qualche anno segue i Master Druscié, oltre che René De Silvestro, il nostro azzurro della nazionale di sci paralimpico.

Luca, ormai da qualche anno segui i master del Drusciè. Che esperienza stai vivendo?

«Una bella esperienza, un’esperienza di crescita. Quando ho cominciato, sette-otto anni fa, eravamo un gruppo di cinque-sei, ora siamo più di venti».

Che tipo di atleta è il master?

«I master hanno una passione pazzesca. Lavorano tutta la settimana e poi nel week-end fanno delle levatacce per essere sugli sci, allenarsi, gareggiare. Davvero un entusiasmo incredibile».

E poi sono molto agonisti.

«La loro è una passione forte e a volte bisogna frenarli perché l’obiettivo è il divertimento e … arrivare sani lunedì mattina al lavoro. È bello comunque vedere l’entusiasmo che li caratterizza e le sfide tra di loro. Ed è bello anche vedere come sono ricettivi nel recepire i consigli che vengono dati loro e l’impegno che mettono per migliorare. In questa stagione, pur interrotta a metà, abbiamo fatto delle belle cose sulla nuova pista alle Cinque Torri».

Quali le soddisfazioni maggiori d questi anni?

«Le soddisfazioni sono state tante. La più grande è che siamo un gruppo molto bello, armonico. Di questo devo dire grazie anche al Demaz e a Matteo Gobbo che collaborano con me».

CARLO CECCATO, HIRSCHER E IL SEME BUONO

Eccoci al tredicesimo appuntamento de #ildrusciesiracconta, la serie di interviste dedicate ai tecnici della nostra società. Protagonista è il “Cek”, vale a dire Carlo Ceccato, allenatore del gruppo Giovani maschile del Druscié. Il tema che gli abbiamo chiesto di sviluppare è quello del talento.

Carlo, come fa un allenatore a valorizzare il talento dei suoi atleti?

«Per rispondere a questa domanda bisogna innanzitutto capire cosa è il talento. C’è chi si riferisce il termine talento al “bambino talentuoso” o al “bambino dalle doti straordinarie”, cioè a colui che si caratterizza per promettenti caratteristiche fisiche o tecniche e che in un futuro potrebbe raggiungere importanti risultati a livello sportivo. Un’altra definizione di talento sportivo è relativa a chi ha maggiore reazione agli stimoli di allenamento; ha una reazione positiva a stimoli di intensità superiore; ha un’applicazione corretta e creativa delle tecniche anche in condizioni mutevoli; ha delle soluzioni personale dei problem, ha una notevole capacità e rapidità di apprendimento. Ecco, mi pare che queste due definizioni spieghino bene che cos’è un talento. Chiarito il concetto di talento, bisogna capire se l’atleta in questione ne è dotato,  con vari  criteri di valutazione. Ne cito alcuni: il livello delle capacità generalmente molto al disopra della media per la giovane età; la velocità di sviluppo di queste capacità, quando incontrano le condizioni più favorevoli; la motivazione, che il giovane manifesta in modo costante per la sua crescita personale in ambito sportivo». 

Ma il talento, da solo, basta a far vincere nello sport?

«La risposta è certamente no: il talento da solo non è mai bastato, non basta e mai basterà. Qualsiasi sport si pratichi a qualsiasi livello, il talento va “aiutato con una serie di azioni, coltivato ed esercitato con costanza e determinazione, perché alla fine possa produrre buoni frutti”». 

Quindi non basta nascere Hirscher per diventare Hirscher?

«No. Assolutamente no. Ci sono atleti veramente dotati che, nella vita e nello sport, hanno combinano poco e niente. Avere talento, non è di per sé la chiave di volta per diventare dei campioni. Molto spesso, ragazzi dotati con la scusa di avere “talento” in allenamento s’impegnavano poco se giocavano o gareggiavano in competizioni poco importanti non davano quasi mai il meglio di sé, poiché pensavano di essere “imbattibili”, non mettevano il giusto approccio mentale in ogni partita, gara, competizione. Quante volte abbiamo visto atleti molto promettenti che in età molto giovane – penso alla categorie Baby e Cuccioli nello sci – stravincevano e poi si sono persi per strada. Ma penso anche ad atleti che si sono limitati ad usare il loro talento e nulla più: un esempio sono Balotelli e Cassano che, appunto limitandosi a usare il loro talento ma senza aggiungerci impegno e determinazione, non sono diventati – come avrebbero potuto diventare – dei super campioni come Ronaldo o Messi». 

Hirscher invece …

«Il talento è certo una caratteristica naturale che, teoricamente, rappresenta un vantaggio nella vita. Se si parla con Hirscher, dirà certamente che il talento l’ha senza dubbio aiutato ma probabilmente aggiungerebbe che non gli è bastato e che ci è voluto molto altro per arrivare ai suoi successi: racconterebbe di quanto allenamento ha dovuto fare, di quanta fatica e quanta costanza ha dovuto mettere nell’essere perseverante, senza mai arrendersi, di quanta forza mentale ha dovuto esercitare per evitare di mollare quando le cose non andavano bene». 

In tutto ciò, che ruolo ha l’allenatore?

«L’allenatore diventa elemento fondamentale per valorizzare il talento, un dono che si deve nutrire con l’allenamento (che non è solo con la ripetizione dell’esercizio), con lo studio, l’indagine e l’approfondimento del gesto tecnico. Il talento e la capacità creativa, devono essere alimentati sempre da nuovi stimoli, per non esaurire il loro potenziale. L’allenatore aiuta ad affrontare una grande impresa e a valorizzare i risultati, porta nuovi stimoli e arricchisce l’allenamento, propone un confronto imparziale ma sempre costruttivo perché “dalla parte dell’atleta”. Credo che un allenatore sia fondamentale per far uscire l’atleta dalla zona di confort creata dal talento. Il professor Ericsson afferma che ci vogliono ben 10.000 ore di lavoro per diventare un campione e sintetizza che il talento può essere sviluppato attraverso quattro passaggi: prendendo coraggio e uscendo fuori dalla propria zona di comfort; con la ripetizione costante dell’esercizio; con la determinazione – forza interiore; con la definizione di un obiettivo ben preciso. Si tratta di quattro presupposti che quasi tutti i grandi campioni hanno». 

Talento e determinazione.

«Non basta il talento e non basta la determinazione. Occorre anche una mente forte, in quanto possiamo essere talentuosi, perfettamente allenati e preparati dal punto di vista atletico, tecnico, tattico ma è inevitabile che prima o poi ci troveremo a dover affrontare delle difficoltà: è proprio in questi tristi momenti di sconforto che dobbiamo essere forti e reagire in modo da trasformarli in momenti positivi, momenti di crescita personale, momenti indispensabili al raggiungimento del successo. Per sintetizzare questa chiacchierata sul talento, mi piace questo esempio: Il talento è come un seme piantato nella terra: per germogliare e fruttificare (vincere nello sport, come nella vita), ha bisogno di essere annaffiato ogni giorno con determinazione (l’allenamento costante e ripetuto) e che le terra venga ripulita costantemente dalle erbacce cattive (la mente infestata da pensieri negativi). Solo in questo modo, quel seme (il talento), darà ottimi frutti (diventare campioni)». 

Responsabilità Sociale SCD

L’insegnamento della pratica sportiva, oltre alla doverosa attenzione allo sviluppo delle capacità coordinative armonicamente con l’evoluzione motoria, ha il compito di trasferire valori fondamentali per maturare in modo sano e nel rispetto del senso civico

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