STEFANO SAVINI E L’ALLEANZA GENITORI – ALLENATORI

L’undicesimo appuntamento di #ildrusciesiracconta è dedicato alla famiglia e, nello specifico, a che cosa può fare la famiglia per sostenere un figlio che fa sport. Ne abbiamo parlato con Stefano Savini, allenatore di secondo livello, che nel Druscié allena la categoria Ragazzi.

Stefano, si parla spesso del rapporto tra sport, giovani atleti e famiglie. Dalla tua esperienza, cosa emerge?

«Partiamo dal presupposto che il supporto della famiglia è molto importante per un figlio che pratica un’attività sportiva: deve svolgere il ruolo di sostegno e guida, lo stesso allenatore ha bisogno dei genitori per creare quella atmosfera di supporto che aiuti il figlio nella pratica sportiva».

Non c’è un rischio di “intereferenze”?

«La sfida vera non è vietare il coinvolgimento della famiglia nell’attività del figlio ma bensì trovare il giusto equilibrio e coinvolgimento educativo della famiglia al fine di garantire un ambiente in grado di migliorare l’ esperienza sportiva del ragazzo. Molto spesso i genitori vogliono e pretendono i risultati immediati. Io credo invece che la famiglia deve essere brava a intuire che l’atleta/figlio deve acquisire competenze, deve prendere atto dei naturali cambiamenti fisici del ragazzo e non dovrebbe commentare il lavoro del tecnico. Un genitore che aiuta ha pazienza. Se ha qualche dubbio, ne deve parlare con l’allenatore per capire come, nella figura di genitore, può aiutare il proprio figlio».

Allenatore-genitore, dunque, devono essere alleati.

«Sì, devono viaggiare sulla stessa lunghezza d’onda. Così come deve fare l’allenatore, anche il genitore deve essere bravo innanzitutto nell’aiutare il figlio a sviluppare la propria autonomia, invitandolo ad assumersi le proprie responsabilità rispetto all’attività sportiva. Mi riferisco, ad esempio, al rispetto degli orari o alla cura dei materiali. Deve essere bravo anche nel favorire la crescita del senso critico, evitando, nel ragazzo, atteggiamenti vittimistici che sono inutili e sono, di fatto, una fuga dalle proprie responsabilità. Credo anche che, come un allenatore, anche un genitore debba saper ascoltare e offrire la propria opinione, debba far notare eventuali disattenzioni ma anche sostenere il giovane atleta in caso di cedimenti emotivi. L’ aiuto del genitore va dato una volta che il ragazzo si è impegnato autonomamente a risolvere il problema evitando così atteggiamenti protettivi che andrebbero a danneggiare il figlio.
Altro aspetto importante per la famiglia è riuscire a vivere con serenità un eventuale  sconfitta del proprio figlio. Il genitore non deve cadere nell’errore di parlare dell’accaduto  subito dopo la competizione e continuare a casa a rimuginare sull’ errore del figlio, bensì a mente fredda, se il figlio vuole, analizzare la sconfitta. Sconfitta che non deve essere mai intesa come un fallimento ma bensì come un momento di crescita su eventuali errori per trarne degli insegnanti. La ricetta giusta per essere un genitore impeccabile non c’è. Così come non c’è la ricetta giusta per essere un allenatore impeccabile. Una cosa però è fondamentale: la capacità di ascolto e la capacità di leggere i segnali».

Responsabilità Sociale SCD

L’insegnamento della pratica sportiva, oltre alla doverosa attenzione allo sviluppo delle capacità coordinative armonicamente con l’evoluzione motoria, ha il compito di trasferire valori fondamentali per maturare in modo sano e nel rispetto del senso civico

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