ALZARSI PRESTO AL MATTINO PER ANDARE A SCIARE È BELLISSIMO. PAROLA DI CLELIA CECCATO

Protagonista dell’ottavo appuntamento di #ildrusciesiracconta è Clelia Ceccato. Grandissima protagonista dello sci giovanile italiano, Clelia è arrivata da indossare la tuta azzurra della nazionale C anche se la sua carriera si è purtroppo conclusa presto a causa di una serie di infortuni. Maestra e allenatrice di secondo livello, la ragazza trevigiana a inizio aprile si è laureata in Scienze Motorie all’Università di Verona.


Un bagaglio tecnico e culturale importante, il tuo, messo a disposizione dei più piccoli, i mini sciatori della categoria Baby.

«Cerco di trasmettere ai bambini sia quello che ho imparato sui libri sia quello che ho imparato in tanti anni sulla neve. Un’esperienza, quello dello sci, che mi ha dato tanto a livello lavorativo ma anche umano».


La tesi che hai discusso ha come focus l’aspetto mentale nella pratica motoria e nell’attività sportiva.

«Sì, quello mentale è un ambito che comincia ad essere importante, o che comunque va curato,  direi dalla categoria Ragazzi in su. Ma anche nei più piccoli, Baby e Cuccioli, cerchiamo di curare non solamente il gesto tecnico specifico ma puntiamo a sviluppare la consapevolezza di quello che fanno sulla neve: ad esempio facendo la ricognizione insieme a loro, chiedendo loro come hanno trovato le condizioni della neve oppure facendoli riflettere su come risolvere una situazione difficile».


Il tutto, immaginiamo, sotto forma di gioco.

«Sì, un gioco perché se i bambini si divertono imparano prima. E’ un gioco finalizzato all’apprendimento, naturalmente. Apprendimento, in primis, delle basi motorie che poi serviranno loro per affinare la tecnica più avanti. Ma anche apprendimento del fatto che anche nello sci, che è sport individuale, a fare la differenza è il gruppo e che nella squadra ognuno a un ruolo importante, da quello già bravo a quello che deve ancora sviluppare le proprie abilità».

Se dovessi riassumere in un aggettivo il tuo lavoro di allenatrice?

«Un aggettivo … non saprei. Dico che sto facendo quello che mi piace. Lavorare con i bambini mi piace molto e mi viene naturale. E devo dire che in tante occasioni mi diverto più io di loro. Faccio del mio meglio per trasmettere loro la passione per la  neve e la montagna, per trasmettere loro il piacere di alzarsi presto al mattino per andare a sciare».

MICHELE CANEI, IL “NONNO” DEL DRUSCIÉ

Per il settimo appuntamento di #ildrusciesiracconta, spazio a Michele Canei, classe 1980, allenatore di secondo livello, uno dei pilastri della società. 

Michele, lavorativamente parlando, sei il più vecchio tra i tecnici della nostra società.

«Sì, ho iniziato 15 anni fa, quando il club era davvero piccolo piccolo. Non avevamo neanche una sede e le riunioni le facevamo a casa mia o di Flavio. O al bar. Avevamo solamente le categorie Baby e Cuccioli ed eravamo tre-quattro allenatori».   

Ora i numeri sono decisamente diversi.

«Indubbiamente. I tesserati al club sono oltre 400 e  ragazzi che sciano con noi, di tutte le categorie, sono oltre cento. Nel tempo, abbiamo saputo crescere  molto e questa crescita è motivo di soddisfazione, la sento anche un po’ mia. È stata ed è un’esperienza che mi ha arricchito molto. Allenare al Druscié è per me più di un lavoro. Diciamo che mi sento a casa. Con Flavio ci sentiamo e ci confrontiamo ogni giorno». 

Hai sempre allenato le categorie Baby e Cuccioli, perché?

«In parte per un’esigenza pratica, e cioè conciliare questa mia attività con il lavoro che svolgo nell’azienda di famiglia. E poi perché mi piace lavorare con i piccoli. Insieme agli altri allenatori cerco di insegnare loro la tecnica e l’agonismo ma anche l’educazione sportiva e il rispetto delle regole. A questa età è importante fare venire ai bambini e ai ragazzi la voglia di sciare, fare un passo alla volta. Per i risultati c’è tempo più avanti. Fondamentale, per queste categorie, è anche dedicare del tempo ai genitori: spiegare programmi e obiettivi, renderli insomma partecipi di un percorso che è sportivo ma anche educativo».  


In questi quindici anni come hai visto cambiare il mestiere di allenatore?

«I club sono cresciuti e la concorrenza è maggiore, di conseguenza si è alzato il livello».  

CINZIA KRATTER, UNA MAMMA A CAPO DELLO JUNIOR TEAM

Per il sesto appuntamento di #ildrusciesiracconta, la parola a Cinzia Kratter, responsabile dello Junior Freeski team, progetto, rinnovato fino al 2023 nei giorni scorsi, che vede insieme Sci club Druscié e Scuola Sci Cortina.

Cinzia, dopo una carriera giovanile di prim’ordine, che ti ha vista conquistare anche un titolo italiano Aspiranti in discesa, hai iniziato una brillante carriera di allenatrice e ora sei un punto fermo nella struttura tecnica del Drusciè.

«Sono una mamma che allena qui, per hobby, dalla stagione 2010-2011. Dico “per hobby” perché ritengo che avere il lavoro più bello del mondo e poterlo fare in questi splendidi luoghi è una gran fortuna»!

Come hai cominciato?

«Ho iniziato ad allenare al mio paese, Sappada, ormai vent’anni fa. Uno dei miei primi atleti in assoluto è stato Emanuele Buzzi. A proposito di “Lele”, ricordo un aneddoto simpatico:il suo “riscaldamento” preferito prima della gara era smontare gli attacchi dei miei sci, così che alla fine di ogni gara perdevo venti minuti per assemblare tutto e poter scendere al traguardo dai ragazzi! Probabilmente mi divertivo più io di lui in questi momenti: lo spirito giocoso e scherzoso, insieme ad una grande professionalità che ha sempre avuto fin da ragazzino, lo ha portato fino in Coppa del mondo e sono sicura che nelle prossime stagioni arriverà anche al vertice delle classifiche delle discipline veloci! Quelli a Sappada, con un gruppo composto da venticinque bimbi tra i cinque e i sette anni, sono stati anni bellissimi perché prima del risultato sportivo veniva lo spirito di gruppo, di aggregazione e la cosa importante era la merenda alla fine della gara piuttosto che la gara stessa».

Una visione che hai portato anche qui.

«Sì, questo modo di intendere lo sci, come divertimento prima di tutto, ma unito a professionalità, impegno, tecnica e molti altri fattori, è ora alla base del progetto Junior team. Tutto è nato nel 2014 da un’idea lungimirante del nostro presidente Flavio Alberti. Non ti nego che all’inizio ero titubante perché mi sembrava che questo progetto togliesse qualcosa al nostro sci club. Fino a quel momento avevo gestito quasi da sola la categoria super baby, e l’idea di dover “formare”dei nuovi allenatori di una realtà come la scuola sci, mi spaventava. Per fortuna ho avuto dei colleghi favolosi, professionali con i quali c’è subito stata una grande sintonia! All’inizio eravamo in 3 – io, Manuel Speranza e Matteo Gobbo, con una ventina di mini atleti».

Numeri raddoppiati l’anno successivo.

«Sì, cinque allenatori e una quarantina di bambini».


E ora?

«Ora tra lo Junior team (bambini più piccoli dai 5 agli 8 anni ndr) e il Free ski (ragazzi dai 9 fino ai 16 anni ndr) siamo una ventina di allenatore e oltre 150 atleti. E i numeri sono in continua crescita».

Com’è strutturata l’attività dello Junior team?

«Abbiamo una cinquantina di mini sciatori e siamo in 6-7 maestri. I bimbi rimangono con noi tre stagioni, al termine delle quali decidono se passare alla parte agonistica dello sci club, oppure rimanere con noi, passando al gruppo Free ski. In questi tre anni cerchiamo di far fare ai bimbi più cose possibili: non tralasciando la tecnica, che è un aspetto fondamentale, cerchiamo di far nascere in loro la passione e l’amore per lo sci, facendoli divertire, alternando sciata, esercizi in pista, molti boschetti e anche molte giornate con impostazione sui paletti. Con i più grandicelli, con il supporto dei maestri di sci/guide alpine, facciamo anche delle lezioni di introduzione al free ride…
I bimbi di 8 anni invece, durate l’ultima stagione che passano con noi, fanno anche allenamenti congiunti con lo sci club già dal mese di febbraio, con nostri allenatori, e da aprile in poi invece direttamente con gli allenatori dello sci club! Questa è una grande opportunità perché nell’ultimo mese i bimbi e le loro famiglie si possono già fare un’idea su come si svolge l’attività nel club».

L’accordo tra Druscié e Scuola Sci Cortina è stato rinnovato nelle settimane scorse fino al 2023. Un bel segnale.

«Sì, davvero un fatto positivo. Del resto, con il direttore, il presidente della scuola e tutto il consiglio c’è un ottimo rapporto. C’è grande disponibilità e supporto per qualsiasi manifestazione decidiamo di organizzare. Da parte mia dico un grande “grazie” a Flavio che dieci anni fa ha creduto in me, dando vita a un progetto che è stato copiato e preso come modello in molte altre stazioni sciistiche italiane».

Qual è il vostro punto di forza?

«Credo siamo noi allenatori: siamo molto affiatati, si ride e si scherza molto. E se sorge qualche problema, se ne discute subito».

E il rapporto con i genitori com’è?

«La maggior parte dei genitori è disponibile, entusiasta di noi e delle attività che proponiamo. Questo è un fattore molto positivo perché se i genitori sono contenti si parte già avvantaggiati. Con qualcuno, ogni tanto capita qualche incomprensione, soprattutto perché alcuni riversano sui figli le proprie velleità sciistiche passate. Ma anche in questo caso, importante è chiarirsi. E così cerchiamo di fare. In generale, credo che i genitori apprezzino molto il lavoro dei nostri maestri. Maestri che, devo riconoscerlo, sono attenti a tutti gli aspetti: dalla puntualità ai seggiolini in auto, dai passaggi in seggiovia alla sicurezza in pista. Io, poi, sono una gran rompiscatole per quanto riguarda puntualità e sicurezza, quindi gli allenatori sono sempre sotto esame»!

OSCAR PACHNER E LA FORZA DEL GRUPPO

Per il quinto appuntamento di #ildrusciesiracconta, la parola a Oscar Pachner, classe 1970, tecnico con un passato di ottimo atleta (ha vestito la tuta delle Fiamme Oro ed ha vinto tre edizioni delle Coppa del mondo Cittadini), entrato nel nostro team la scorsa stagione, come allenatore della categoria Giovani. 

Oscar, in uno sport individuale come lo sci alpino, si può parlare di forza del gruppo? L’energia complessiva di una squadra può contribuire al miglioramento individuale di ogni singolo atleta?


«Sì, sono fermamente convinto che anche in uno sport individuale come lo sci alpino, la forza – definiamola nascosta – che proviene dal gruppo di lavoro, e non importa se questo gruppo è di tre, sette o quindici unità, sia quella marcia in più che può far fare la differenza ad un atleta. Mi piace pensare all’immagine dell’iceberg: quello che si vede è l’atleta che lotta contro il tempo, in un percorso stabilito, con le interpretazioni del tracciato assolutamente personali e il modo di superare le varie difficoltà altrettanto personali, un atleta che vince o che perde. Ma quello che vi è alle spalle, o come piace vedere a me, le componenti di lavoro che stanno sotto, appunto stile iceberg, è un insieme complesso di cose: gli allenamenti, i materiali, il lavoro mentale, l’organizzazione dell’attività. Imprescindibile, in tutto questo, è  la forza del gruppo».   


Che cosa intendi per gruppo?


«La forza del gruppo è in primis il rapporto tra atleti. Ma è anche molto di più. Forza del gruppo significa sintonia tra allenatori di uno specifico gruppo e tra allenatori di tutto lo staff del club. La forza del gruppo è data dalla capacità di un allenatore di trasmettere le conoscenze tecniche ma anche la capacità di instaurare un rapporto proficuo con l’atleta».   


Un bilanciamento, questo, non sempre facile.


«Si tratta di un equilibrio, estremamente difficile da trovare, tra amicizia e professionalità. Passa attraverso la fiducia che si riesce a creare e che aiuta a rendere piacevoli le cose meno belle come i viaggi lunghi, le attese, gli allenamenti con il brutto tempo, i risultati non all’altezza delle aspettative, i complessi di inferiorità, giorni e giorni in cui le cose non vengono, i problemi extra sciistici. Per superare tutte queste difficoltà, dietro, o accanto, a ogni singolo, deve assolutamente esserci dietro una squadra che lo sostiene e lo supporta. Un tecnico, dei compagni – un gruppo insomma – che serve per infondergli fiducia, per offrirgli parole di conforto per sdrammatizzare un risultato non arrivato, per dargli la forza di insistere nel perseguire quanto gli viene richiesto negli allenamenti, per fare da traino uno con l’altro. Quando si inizia a vedere che tra i componenti dello stesso gruppo c’è vero sostegno reciproco, allora siamo a buon punto, e nulla diventa impossibile. Riconoscersi e identificarsi in una squadra è un passo fondamentale verso il successo».

DAVIDE FILIPPI RITORNA ALLO SCI CLUB DRUSCIE’

E’ per noi un onore il reinserimento nella categoria Giovani di Davide Filippi che, a causa di una serie di infortuni, non è ancora riuscito ad esprimere il suo vero talento. Dopo un periodo trascorso nelle Fiamme Oro, ora Davide vuole trovare la serenità per esaltare le sue capacità e affidarsi ad una organizzazione strutturata che possa consentirgli di fare un lavoro meticoloso. Per lo Sci Club Drusciè è una opportunità avere un atleta come Davide che, insieme ad altri atleti Senior di valore, siamo fiduciosi potrà raccogliere risultati importanti oltre che essere per gli atleti più giovani fonti di ispirazione.

BENTORNATO DAVIDE

JUNIOR FREESKI TEAM: RINNOVATO L’ACCORDO FINO AL 2023 TRA SCUOLA SCI CORTINA E SCD

Il giorno Martedi 5 Maggio il Presidente della Scuola Sci Cortina Giovanni Alverà ed il nostro Presidente hanno sottoscritto un accordo triennale per il progetto JUNIOR FREESKI TEAM fino al 2023. Questa importante collaborazione nata nel 2014 ha visto il numero degli aderenti aumentare di anno in anno offrendo loro una soluzione per tutte le esigenze.

About JUNIOR FREESKI TEAM:

Lo Junior Team è un progetto consolidato e condiviso con la Scuola Sci Cortina. I bambini dai 5 ai 7 anni che vogliono partecipare ad una attività continuativa seguiti da un solo maestro potranno intraprendere questo percorso che ha come obiettivo quello di ampliare il più possibile il proprio bagaglio motorio avendo come unico motore dell’attività il divertimento. Chi farà parte del Junior Team, oltre alla possibilità di avere una propria divisa, avrà un maestro specializzato della storica Scuola Sci Cortina.

Successivamente, quando un bambino raggiungerà gli 8 anni e vorrà intraprendere l’attività agonistica, potrà aderire al programma dello Sci Club Drusciè. Se invece il bambino, raggiunti gli 8 anni di età, non volesse intraprendere un percorso agonistico può’ passare al progetto Free Ski dove i maestri della Scuola Sci Cortina, specializzati nel Free Ride, Free style e alpinismo, insegneranno lo sci ai loro ragazzi con una visione a 360 gradi.

IVAN PELLEGRINI, LA QUARANTENA E … LA DIVANOTERAPIA (DA EVITARE!)

Per il quarto appuntamento di #ildrusciesiracconta abbiamo incontrato Ivan Pellegrini, uno dei tecnici della categoria Ragazzi. Il focus della chiacchierata è sulla quarantena che ha condizionato e sta condizionando non poco anche l’attività sportiva.

A partire dalla scorsa estate, nello staff tecnico del nostro sci club lavora Ivan Pellegrini. Allenatore di II livello, per qualche anno ha lavorato con la società di casa, lo Sci club Arabba, mentre dalla stagione 2019-2020 si occupa, insieme a Simone Viotto, dei nostri giovani atleti della categoria Ragazzi.

Un’età non facile da gestire, quella della fascia Under 14. Specialmente in questo periodo nel quale spostamenti e attività sono stati e sono ancora molto limitati. .

Ivan, in questo quarto appuntamento di #ildrusciesiracconta, volevamo capire proprio coma state affrontando queste settimane complicate.

«Abbiamo simulato e stiamo simulando, per quanto possibile, una situazione di normalità, cercando di allenarci come non fosse accaduto nulla. In queste settimane, ormai mesi, i ragazzi lavorano su andature, scatti, rapidità. Le cose basilari, insomma. Ottimizzando gli spazi, spesso ristretti, a disposizione. Importante è anche il supporto che in qusto periodo danno i preparatori atletici».

Non essendoci obiettivi a breve termine, né certezze, in questo momento l’importante è non stare fermi.

«Sì, è fondamentale evitare la divanoterapia, che non serve proprio a nulla. Credo sia fondamentale continuare a fare qualcosa, in modo che quando si potrà riprendere, la condizione generale fisica e atletica sia buona».

Il contatto con i ragazzi è comunque costante da parte vostra?

«Ci sentiamo un giorno sì e uno no, attraverso messaggi o chiamate. Importante è far sentire loro la vicinanza in questo periodo, motivarli, anche se seguirli a distanza non è semplicissimo. Perché le motivazioni continuino a rimanere alte, importantissimo è anche il ruolo dei genitori».

Ma un allenatore come si tiene in forma in quarantena?

«Ho cominciato a correre sul tapis roulant, che non è esattamente la stessa cosa che correre su un prato o un sentiero ma che è comunque meglio di niente. E poi mi tengo in forma spaccando legna e curando l’orto».

E della tua prima stagione al Druscié che dici?

«Mi sono trovato bene, sia con gli altri allenatori sia con i ragazzi. Peccato solo sia finita troppo presto»!

SILVANO VARETTONI E L’ARTE DI RUBARE CENTESIMI

Per il terzo appuntamento di #ildrusciesiracconta abbiamo sentito Silvano Varettoni, per tanti anni in Coppa del Mondo e ora nello staff tecnico del nostro sci club come consulente per le discipline veloci.

Silvano, dopo una carriera di prim’ordine come atleta, con un argento ai Mondiali Juniores del 2004 e diversi anni in Coppa del Mondo, ti sei affacciato al futuro su due fronti, quello tecnico e quello giornalistico.
«Sì, accanto al lavoro nell’azienda di famiglia, commento lo sci alpino per Eurosport e sono impegnato col Drusciè. Esperienze importanti, gratificanti».

Com’è stato il passaggio dall’altra parte della barricata dopo tantissimi anni in pista?
«Ho iniziato lo scorso anno in maniera blanda mentre in questa stagione ho lavorato in maniera più strutturata, per il 90 per cento con i ragazzi della categoria Giovani. È bello lavorare con loro. Credo di essere stato utile per aumentare il loro bagaglio tecnico. Di certo loro sono stati utilissimi a me: il mio cammino di crescita come tecnico è appena cominciato e mettere su esperienze come questa è fondamentale».

Come deve essere un buon tecnico?
«Deve essere bravo a capire chi ha davanti e, di conseguenza, a capire non solo che cosa dire ma anche come dirlo. Deve capire le aspettative del ragazzo che ha davanti, se viene per vincere oppure se viene per divertirsi».


Cosa ci dici del lavoro di questo 2019-2020?
«Abbiamo fatto una bella attività sulla pista delle 5 Torri. Abbiamo lavorato sulla posizione e sulla spinta. Ho cercato di insegnare ai ragazzi delle categorie Children e Giovani l’arte di rubare centesimi, facendo loro capire che più si alza il livello più i dettagli diventano fondamentali per centrare un grande risultato. Con i più piccoli abbiamo lavorato meno sulla tecnica, privilegiando invece l’aspetto del divertimento, i primi salti».


Come hai trovato i giovani atleti del Druscié?
«Hanno voglia di imparare, sanno ascoltare. È bello quando vedi che cercando di mettere in pratica quello che dici loro».

E tecnicamente?
«Rispetto ai miei tempi, il livello tecnico è più alto, anche grazie ai materiali. Anche fisicamente comunque sono meglio impostati: la preparazione atletica ora è un aspetto fondamentale che si cura tutto l’anno mentre quando ero ragazzo io si cominciava a settembre a fare pre sciistica».

In Italia i giovani fanno sufficiente velocità?
«Credo che dalla categoria Aspiranti bisognerebbe fare molta più velocità. Capisco che organizzare allenamenti e gare di superG e discesa non è una cosa semplicissima ma i ragazzi devono abituarsi alla velocità. Se sei sempre andato a 80 all’ora, quando vai a 120 come fai a fidarti?»

LA VOGLIA DI IMPARARE DI MAURO BALDO

Nel secondo appuntamento di #ildrusciesiracconta diamo la parola al direttore tecnico Mauro Baldo.

Mauro, qual è il compito del direttore tecnico all’interno di una società come lo sci club Drusciè?

«Il direttore tecnico rappresenta la figura tecnica che gestisce e coordina le attività dei vari gruppi agonistici. Nello specifico mi occupo delle attività concernenti l’assetto tecnico e organizzativo della società, ivi compresa la gestione dei rapporti fra società e atleti o tecnici. Tuttavia, piuttosto che un direttore tecnico, preferisco essere considerato un “allenatore con incarichi organizzativi”».

Quali sono gli obiettivi che un dt si pone?

«Banalmente spero sempre di fare un po’ meglio dell’anno precedente, cosa che in realtà non è così semplice. Il Drusciè, che mi sembra assolutamente riduttivo chiamare sci club, ormai da diversi anni viene gestito e amministrato come fosse una piccola azienda. Come tale, quindi, è soggetta a innumerevoli problematiche che esulano dall’aspetto tecnico ma che, giocoforza, ne influenzano ogni aspetto. In questo contesto il mio lavoro di direttore tecnico consiste nell’ottimizzare le risorse messe a disposizione della dirigenza per venire incontro alle esigenze degli allenatori ed alle aspettative di atleti e famiglie». 

Quanto un dt è un tecnico e quanto uno psicologo/motivatore?

«Mi piacerebbe rispondere 50/50 … ma non è così. Talvolta c’è bisogno di estrema razionalità, psicologia, calma, conoscenza. Altre volte c’è bisogno di tanta passione, di cuore, di esperienza, di personalità. Ritengo nondimeno che la capacità di trasmettere qualcosa dipenda spesso da misteriose alchimie piuttosto che da schemi prestabiliti. Io non sono il depositario del sapere, anzi, credo di commettere ancora diversi errori di valutazione nonostante la mia storia di allenatore sia cominciata nel lontano 1985. Di sicuro non mi è passata la voglia di imparare, di raggiungere nuovi obiettivi, di mettermi in discussione. Ecco, forse la risposta alla domanda è proprio questa: un dt è un tecnico di provata esperienza che sappia trasmettere la propria passione». 

Come si rapporta un direttore tecnico con gli allenatori? Come si rapporta con i tecnici? E con i genitori?

«Ho la fortuna di lavorare con un gruppo di professionisti molto motivati e qualificati con i quali esiste un rapporto di reciproca stima e fiducia. Quando l’ambiente di lavoro è sereno tutto diventa più facile. Ovviamente non mancano le tensioni e le incomprensioni ma si cerca sempre di trovare insieme una soluzione ai vari problemi.

Il rapporto con i genitori è materia estremamente più complessa ed articolata…e non vorrei liquidarlo in poche parole perché meriterebbe un’analisi più approfondita. Mi limito a riportare un pensiero (non mio) che ho reperito sul web e che trasmetto spesso ai genitori che mi chiedono: “quali risultati sportivi mi posso aspettare da mio figlio?”

Un amico chiede: “Perché continui a pagare un sacco di soldi per far sciare i tuoi figli?”

Beh, devo confessarvi che io non pago per far sciare i miei figli; personalmente non può importarmi di meno dello sci. Quindi se non sto pagando per lo sci per cosa sto pagando?»

Pago per quei momenti in cui i miei figli sono così stanchi che vorrebbero smettere ma non lo fanno;

Pago per quei giorni in cui i miei figli tornano a casa da scuola troppo stanchi per andare in pista ma ci vanno lo stesso;

Pago perché i miei figli imparino la disciplina;

Pago perché i miei figli imparino ad aver cura del proprio corpo;

Pago perché i miei figli imparino a lavorare con gli altri e ad essere buoni compagni di squadra;

Pago perché i miei figli imparino a gestire la delusione quando non ottengono la vittoria che speravano di avere ma devono ancora lavorare duramente;

Pago perché i miei figli imparino a crearsi degli obiettivi e a raggiungerli;

Pago perché i miei figli imparino che ci vogliono ore ed ore ed ore di duro lavoro e allenamento per creare un discesista, e che il successo non arriva da un giorno all’altro..

Pago per l’opportunità che hanno e avranno i miei figli, di fare amicizie che durino una vita intera;

Pago perché i miei figli possano stare sulla neve anziché davanti ad uno schermo. Potrei andare avanti ancora ma, per farla breve, io non pago per lo sci; pago per le opportunità che lo sci dà ai miei figli di sviluppare qualità che serviranno loro per tutta la vita e per dar loro l’opportunità di far del bene alla vita degli altri. E da quello che ho visto finora penso che sia un buon investimento».  

Un bilancio della stagione 2019-2020?

«Tutto sommato direi che si è trattato di una stagione positiva. Abbiamo intensificato in tutte le categorie le giornate di allenamento sia su neve che “a secco”, ben figurando nelle varie competizioni nazionali ed internazionali, consolidando il prestigioso livello raggiunto la scorsa stagione a livello societario. Non nascondo che, considerata la mole di lavoro svolta, aspettavamo con trepidazione l’ultimo mese di gare per raccogliere qualche ulteriore soddisfazione. Invece è saltato tutto a causa dell’emergenza sanitaria Covid-19. Vuol dire che ci rifaremo il prossimo anno». 

DA OGGI #ILDRUSCIESIRACCONTA. SI COMINCIA CON “LE DOMANDE DEL PRESIDENTE”

#ildrusciesiracconta. Abbiamo voluto titolare così un appuntamento settimanale che ospiteremo sul sito. Vuole essere un’occasione per far conoscere un po’ più da vicino la nostra attività: dal ruolo del presidente al lavoro degli allenatori, passando per l’importanza dei materiali, il ruolo dell’aspetto mentale e tante altre cose.
Vuole anche essere, #ildrusciesiracconta,  un’opportunità in più per essere, in questo momento così difficile, un po’ più vicini anche se distanti.

LE DOMANDE DEL PRESIDENTE

Tocca a Flavio Alberti rompere il ghiaccio. Al presidente è infatti affidata la prima uscita di #ildrusciesiracconta.

Presidente. Che cosa fa … un presidente? 

«Fa tante cose ma la prima e fondamentale è questa: farsi delle domande. Ogni giorno mi chiedo: “Che cosa ho fatto oggi meglio di ieri? E cosa farò domani meglio di oggi?”. Mettersi in discussione, porsi degli obbiettivi, più o meno ambiziosi, è condizione imprescindibile per migliorare, crescere».

A proposito di crescita, è indubbia quella che lo Sci club Druscié ha compiuto negli anni.

«In 25 anni di storia siamo passati da pochi iscritti ai 431 tesserati della stagione 2019-2020. Una stagione che si è conclusa anzitempo, a causa dell’emergenza Covid-19, ma che ci ha visto raccogliere belle soddisfazioni sia in ambito agonistico – con 87 podi conquistati tra gare regionali, nazionali e internazionali, sia in ambito organizzativo – con ben sette competizioni allestite».

Risultati che non si improvvisano. Come si costruiscono?
«Con un grande lavoro di squadra che coinvolge il consiglio direttivo, gli allenatori, gli atleti e le famiglie. In tutto ciò, un presidente deve dedicare molto tempo ad ascoltare le persone, per armonizzare le diverse esigenze e soprattutto per valorizzare risorse, idee e contributi di tutti. Un presidente dove imparare anche a sviluppare competenza trasversali: da quella manageriale (Alberti nel suo curriculum ha, tra le altre cose, un Master in Management Sportivo alla Luiss di Roma  ndr) a quella legislativa, passando per il marketing e la psicologia perché un presidente, proprio per la necessità che ha di relazionarsi con le tipologie di persone le più diverse, all’interno e all’esterno della società, deve essere anche un po’ psicologo».

Lei è anche un “presidente – sciatore”, allenatore di terzo livello e istruttore nazionale. Quanto conta “essere del mestiere”?
«L’aver praticato lo sci a livello agonistico e poi aver perfezionato lo studio degli aspetti tecnici credo sia un punto di forza, nel senso che ti permette di capire meglio le scelte che un allenatore fa e di essergli più vicino, arrivando a essere più vicino, di conseguenza, anche agli atleti, cuore e motore della nostra attività. Sapere di cosa si parla, insomma, non fa male. Soprattutto, però, un presidente deve avere una visione ampia, strategica e, come dicevo sopra, porsi sempre tante domande».

Responsabilità Sociale SCD

L’insegnamento della pratica sportiva, oltre alla doverosa attenzione allo sviluppo delle capacità coordinative armonicamente con l’evoluzione motoria, ha il compito di trasferire valori fondamentali per maturare in modo sano e nel rispetto del senso civico

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